Non vegghin l’opre mie tarlo, ne morte
E dia lor il Ciel gratia, e bontade,
Orion, Artur tutta Celefte corte.
E manda al popol luo per caritade
Chi dichi ä i ligli fua ialute e giunla
Pel popol che marito lior fe li bade.
In legge altrui giamai non fia congiunto,
E di quelli Ton morti per tua l'ede,
Le ceneri ricorda, ö il lor defunto.
Qual quando di tua fe mi fefti berede
Ne l’ali tue per la tua ftrada eletta,
Conducemi Signor per tua mercede.
Coneede ä queft’ Alma arte benedetta,
Che dal mal torni al tuo fanto feruitio ,
E s’afcondi nel mal ne fia negletta.
Con amor mi creafti, e beneiitio,
Et io maneai mefcliin del mio douero,
Il tempo e breue, e lungo e noftro oifitio.
D’infamia campa me , e vitupero
In queßa vana vita, che non gioua ,
Ne far di me esperimento intero.
Se ben non iaggia l’alma fi ritroua
Mentre fparge il fuo pianto, il fuo rofiore,
Leua, e’I bianco color ä lei rinoua.
Quando il mio dono giunge alto Signore,
Con l’orar mio ehe da terra germoglia
Con pietä tua lo piglia, e con Amore.
Et in tua legge il cuor mio pur s’inuoglia,
Miracol veda, e’I feruir del mio ferne
Grato piu che bue fia per bona voglia.
Ne venghi meno k lui paftor mia fpeme,
Cibo, habito, prudenza , ne difcorfo
Vegglii co i figli i bifnepoti infieme.
Quando il conuerfo fia nel pianto in eorfo,
D’Ifrael con amor digli hormai bafta
E quäl hebbe da te habbi hör foccorto.