E a fpecifiehe forme il fuo diuoto,
Viaggio ogni vn da fe fi pone a fare,
Secondo il fuo defio fol ä te noto.
Chi fla dunque Signor vogli narrare
Il gran poter col quäl difcordi inlieme,
Ad vn fol fin l’accordi, ch’ ä te pare.
Vnile ne i gradi lor alte, e fupreme,
Sopra longlii diametri gran Sfere,
Ch’alcun di mifurarle non ha fpeme.
L’Epiciclo s’agira in Rote vere,
Vnite in centro, & in poli diuerfe,
E per efle s’acquifta gran fapcre.
Nel vago manto lor poi fon le terfe,
Le molte Stelle di virtü feconde,
E le lor luci infieme fon conuerfe.
Le maggior Lampe giron poi gioconde,
Per le lor vie, di che poco s’intende,
E fan fegni ßagioni, hör torbe, lior bionde.
Di poi ä la materia fl difcende
Dal Ciel ä pigliar forma preparata,
E quattro qualitä feco comprende.
Quattro elementi d’ogni cofa nata,
Nafcono in terra, & iui lianno ancor morte,
Temprati han millione vnita, e grata.
E con mifura vniti d’ogni forte,
Safsi, e le piante fanno, e l’animale,
0 l’hom fecondo il Ciel li dona in forte.
E manca ogni compofto, & e mortale
Il tempo lo diflölue , e lo sfigura,
E ne vien nato poi altri non tale.
Sempre mai fla per legge di natura,
Succefsion di fpecie circulare
Poi eh’altrimenti il compofto non dura.
Chi fla dunque Signor vogli negare,
Che non fla il tuo poter alto, e infinito
La facra eflentia tua vogli celare?