52
TYa tuoi elctti adopro il mal ögn'hora,
Senza penfar di difgredir tua voglia,
E lo sbarar tua vigna m’inamora;
Sempre al peccar trouar eagion m’inuoglia,
E’l fguardo , e'l cuor fo liimoli al peccato,
A quel li mouo come vento foglia.
In ogni tempo il cuor trouo fuiato,
Per leuarmi di fotto la tua guida
Con penfier fcioceo, e piu eh’ altro infenfalo.
In diferta ICol dunque alma t’ annida,
In erto monte andrem camin difcreto
Iui quäl Zita in facco auuolta grida.
Ch’j.1 mio cenfor ([ual creditore efperto
De l'anno puerile , e giouenile,
Conto vorra, perehe troppo ha fofferto.
Con quäl pien d’artificio , e dotto ftile,
Tue colpe auanti Dio difenderai,
Laffo alma perclie fei cotanto vile.
Nel venir l’ira fua la carne haurai
Tralitta in tutto, hör fe potente fufti
Al peceare fuggir, dipoterai?
Giorno ch’i fenfi tuoi s’vnirno ingiußi,
Per feruir quäl’ ombra idolo , corone
Lafciorno Regie, e riechi manti Augufti.
E le migliori d’efle, e le piu buone
Son tratte in lochi lafeiui, & immondi,
Oue al comun vergineo len ii pone.
Signor che nel fen Saero il tutto afcondi,
Io noto fin ä fommo nel martire,
Non veggio quäl s’ eclilTe adombra i giorni.
In petto il pazzo ho impreflo, che venire
Non mi lafcia in tua via, che per clemenza
M’ infegnafti Signor con fanto dire.
Gen offelTo Iddio mio per tua clemenza
Ti prego che raquifti Talma afflitta,
Come dei far nel giorno di temenza.