51
Perö dinanzi ä quel, ch'il tutto in mano
Tien, dico errai, dal dritto fei partita,
Ogni mal’ opra feci come infano.
Fia mai Sig. la prece mia gradita,
Poi ch’il peccato non merta perdono,
E col mifer cuor anco fa fua vila.
L’oprar del genio mio quanto e men buono,
E piu superbo io lodo, e cenno io metto
Al ben: ina a farlo pigro in tutto l’ono.
Quel ch'aborrifci tu Signore aminetto
Mi piace i'e ti fpiace, & il tuo verbo
Odo : ma fe lo fcorda l’intelletto.
Ne tuoi precetti Dio ftudio non ferbo :
Ma quäl l'eolar, cb’al maftro non intende
Al mal affretto il pall'o, & ogni nerbo.
Fuggo il caltigo di chi mi riprende,
Tengo di XalTo lo sfacciato volto,
El cuore in viue flamme in me s’accende.
Certo fon io Sig. cp’errato ho molto.
Mentij, l'rodai, e parlo mal per vi’o,
Inuei'ebiai altri, oue io fui prefo, ö Itolto.
11 dir di chi eaftiga atterar vfo ,
Empio, trifto , ifc adulter fui mendace,
Con molti vitij il fimular e inclufo.
Mi profanai Sig. errai audace,
Qual vento, e del mio genio la gran vela,
E nel parlar non fui giamai veraee.
Derifor ribello fon fenza cautela,
llor fallo, hör van giurai contr' il ben mio,
Onde poi fla fl grande mia querela.
Ad altri fempre diedi affanno rio .
Oftinato gualtai poi le niie ftrade ,
Zizanie cercai por da buom non pio.
Nel loto m’attufai fi come accade,
A vafo fchifo, e quäl che fe diuora,
A te Signor non tenni le altade.
4 *