wies. Dieser war so gefällig und schickte mir es durch die Posl.
uni es zu meinem Zwecke zu benützen. Und da es besonders als
das Werk einer Dame von äusserstem Interesse ist, und auch in
Deutschland noch gar nicht bekannt, so wollen wir das Stück hierhersetzen,
um es zugleich vor einem möglichen baldigen gänzlichen
Verlorengehen zu erretten. Es lautet folgendermassen:
0 Tempio di elii chiede vn fin perfetto,
Di chi ricerca fol gratia, & amore,
E da vita il tuo fonte benedetto.
Pouer hör furgo , e con tremante core,
Che quäle ftilla al Gange fia liimato
Al’antico il mio ftil tant’ e minore.
Con faccia cliina, e col corpo proftrato
Con debol forza, e cuor di doglia inuolto,
Forfe dal mio Signor fia perdonato.
Son macilente, e efterrefatto molto,
IIö timor grande, perehe fon ficuro ,
C’hö di vil putta ardir, e di can volto.
E pregarö pouero , pazzo impuro
E l’alma per due cofe fi diftida
Ncl’albergo mio vil diferto , e ofcuro.
Pel fanto nome tuo, luee mia fida,
Pel teeren ftato mio d’omlira, e di vento
Oue in ofcura notte non e guida.
E in carta in euor vergäre fono intento
Di mie mal’ opre vna di mille parti
E poi de le tue lodi qualch’ accento.
Ma con timor m’accingo ä ricordarti
Che quäl eera mi ßrugo, e’l cor vien morto
Per l’infinite mie colpe, e trifte arti.
Lasso ch’il corpo ä l'Alma grida torto.
Et efla ad’elTo, e guerreggiando andranno
Quando faranno del giudicio al porto.
Non crefcer pria cli' ä forza il fine fanno
Di noftra vita loto , e vermi, e mali.
E’l tempo, e l’humor fugge con inganno.
SiUb. d. pliil. hist. CI. VII. Bd. 1. Hft.
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