Cinque Sonetti antichi.
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En tante peine un langor me tenea
Ch’ e’ non. credea in niun modo campire,
Quand’ eo vidi venire ad me una dea
4 Che ’n cortesia preise inver me dire:
,Come ti senti, dolce anima mea
Che m’ a’ ’n bailia sempre al tuo disire?'
E basciomi [ire] .... una vea
8 Co maiestria tanta fuor fallire,
Che mante donne ch’ erano presente
Lealemente nessuna s’ accorse,
11 Quando mi porse el dardo de 1’ amore,
Che mi jDassö lo core immantenente;
A la plagente non avea sen forse
14 Quando mi morse pnrlntondolcore.
Note.
1. Nella prima copia (che per brevitä indicherö con A)
non e chiaro se debba leggersi un od e; la seconda (B) ha un.
4. A cortesia; cosi anche B, poi corretto dalla medesima
mano cortesea.
6. A bailia; B prima cosi, poi corretto -ea. Badisi che il
codice ha chemäbailia. Io intendo: ehe m’ hai in b.
7. Fra basciomi ed una v’ ha in B un buco nella mernbrana;
in A, come fu detto, manca il verso. Poiche la rimalmezzo
porta sulla sesta e settima sillaba, non puo dinanzi a
una vea mancare che una voce (o un nesso come a me nel
terzo verso) che comincia e ünisce con vocale o tutt’ al piu
(colla sillaba sovrabbondante che la rimalmezzo consente) un
monosillabo cominciante da consonante, forse sol.
8. A tanto für, che non diremo senza piu errori del
copista, il quäle poi, trascrivendo di nuovo, si sia corretto. Tanto
potrebbe considerarsi come Variante sintattica, 1’ avverbio di
quantita in luogo dell’ aggettivo; für puö essere Variante fonetica
di fuor. Non avendo argomenti validi per giudicare quäle
sia la lezione primitiva, misi nel testo quella di B, come piu
chiara.
13. B aver.