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Full text : Sitzungsberichte / Akademie der Wissenschaften in Wien, Philosophisch-Historische Klasse Sitzungsberichte der Philosophisch-Historischen Classe der Kaiserlichen Akademie der Wissenschaften, Wien, 76. Band, (Jahrgang 1874)

Ueber  die  provenzalischen  Liederhandschriften  des  G.  M.  Barbieri.

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retten.  Er  benützte  zwei  einander  ergänzende  Hss.,  worin  er
Barbieri’s  Hand  zu  erkennen  glaubte.  Auch  er  sab  die  Nothwendigkeit
  ein,  die  Stellen  aus  den  Troubadourliedern  mit  einer
Uebersetzung  zu  versehen,  und  nahm  zu  dem  Zwecke  die  Hilfe
des  Ab.  Gioaehimo  Pia  ,il  piü  dotto  e  il  piü  profondo  poliglotto
per  avventura  che  sia  ora  in  Italia'  in  Anspruch.  Tiraboscbi
gab  der  Schrift  den  Titel:  ,  Dell’  origine  della  poesia  rimata*;
einen  Titel,  welcher  für  das  erhaltene  Fragment,  das  leicht  als
ein  selbstständiges  Ganzes  angesehen  werden  kann,  nicht  unpassend ­
  ist.  Im  ersten  Buche  wird  in  der  That  ein  Bild  des
Ursprunges  und  der  Entwickelung  der  Poesie  —  und  zwar
fast  ausschliesslich  der  Lyrik  —  bei  den  romanischen  Völkern
—  hier  wieder  mit  Beschränkung  auf  Provenzalen  und  Italiener,
da  der  Abschnitt  über  die  französischen  Dichter  von  sehr  geringem ­
  Belange  ist  —  entworfen.  Dass  aber  das  erste  Buch
nach  Barbieri’s  Plane  nur  eine  breit  angelegte  Einleitung  war, 1
während  das  eigentliche  Werk  eine  Poetik  hätte  werden  sollen,
erhellt  aus  dem  ersten  Capitel,  welches  Vorwort  und  Widmung
Ich  hebe  aus  Lodovico’s  Schrift  folgende  unedirte  Stelle  heraus.  Er
erzählt  wie  sein  Vater,  von  einer  schmerzensvollen  Krankheit  gepeinigt
und  sowol  mit  häuslichen  als  mit  amtlichen  Arbeiten  überhäuft,  ,vide
come  il  Castelvetro  nel  suo  commento  stampato  sopra  le  rime  del  Petrarca
lä  nel  Trionfo  d’  Amore,  dove  si  fa  mentione  di  Arnaldo  Danielli,  parlando
  de’  poeti  provenzali  e  del  loro  valore  ne  i  componimenti  in  rima,  dice
che  ci6  farä  apparire  Gio.  Maria  Barbieri.  Per  la  quäl  cosa  egli,  pensando
  piü  a  1’  onore  proprio  ed  al  giovar  altrui  che  all 1  aggravio  del  male,
si  diede  a  componere  un’  opera,  la  quäle  chiama  Rimario,  per  essere  il
soggetto  d 1  essa  la  rima.  E  la  intenzion  sua  era  di  partirla  in  due  libri,
e  di  trattare  nel  primo  libro  che  cosa  sia  rima,  e  la  derivazione  di  tal
nome,  d’  onde  al  parer  suo  avesse  principio  tale  trovato,  e  poi  come
passasse  1’  uso  d 1  esse  a  varie  nazioni,  e  chi  di  ciascuna  nazione  fosse  in
essa  piü  famoso,  e  quali  furono  le  cagioni  d’  innalzarla,  e  perch&  i  Provenzali ­
  piü  de  gl 1  altri  in  questa  s 1  avanzassero,  e  ne  introducessero  varie
forme.  Di  qui  il  Barbieri  prende  occasione  di  raccontare  le  vite  di  molti
poeti  e  trovatori  di  questa  nazione,  e  le  loro  composizioni,  ponendo  solo
perö  i  principi  d’  esse;  nel  quäle  racconto  e  capi  di  canzoni  consuma
quasi  un  terzo  del  primo  libro.  E  finitolo  nel  racconto  de 1  poeti  italiani,
li  quali  sebbene  da 1  Provenzali  la  ricevettero,  nulladimeno  piü  perfettamente
  di  niun  altro  la  hanno  usata  et  aggradita,  diede  principio  al
secondo  libro;  ma  aggravato  dal  male  .  .  .  mori  .  .  .  e  lasciö  questa
opera  nella  'parte  sua  essenziale  manchevole,  e  nell 1  accidentale  senza
revisione;  onde  se  ne  sta  come  abbozzo  e  come  frammento  irreparabile. 4
            
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