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Full text : Sitzungsberichte / Akademie der Wissenschaften in Wien, Philosophisch-Historische Klasse Sitzungsberichte der Philosophisch-Historischen Classe der Kaiserlichen Akademie der Wissenschaften, Wien, 67. Band, (Jahrgang 1871)

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M  ussa  f  i  a.

Russo  Numerosi  110  sono  i  codici.  Nella  sola  citta,  di  Firenze
il  Benci  ne  trovö  non  meno  di  dodici:  sette  Laurenziani  (Flut.
XLIV,  Cod.  31;  LXII,  10,  11  e  13;  LXXXIX  inf.  31  e  44;
Med.  Pal.  154),  tre  Riccardiani  (1649,  1821,  1899)  e  due  Magliabecchiani
  (IY,  43  e  44).  II  Dello  Russo  ricofda  ancho  un
codice  del  Redi  ed  altro  della  comunale  di  Siena.  Non  v’lia
dubbio  che  molti  altri  se  ne  conscrvoranno  nelle  varie  biblioteche.
II  Biondi  attribui  questo  volgarizzamento  a  Filippo  Ceffi  ed  il
Benci  confermo  la  sua  opinione  valendosi  doll’  autorith  di  due
codici  —  Med.  Pal.  154  e  Magi.  IV  43—,  che  nominano  il
traduttore  e  dicono  ch’  ei  fece  il  suo  lavoro  nel  1324.
Il  Benci  poi  fa  memoria  del  Riccard.  2268,  che  contiene
la  storia  di  Guido  ,recata  in  volgare  per  ser  Mattoo  di  ser
.Toanni  Bollebuoni  da  Pistoja,  fatto  li  anni  1333h  Questo
volgarizzamento,  dico  il  Benci,  e  divorso  da  quello  del  Ceffi,
benche  in  qualcho  luogo  gli  sembri  consimile.  E  tuttavia
inedito,  salvo  alcuni  passi  recatine  dal  Tommaseo.  A  confrontare
  fra  loro  le  due  versioni,  tenendola  a  riscontro  dell’  originale, ­
  parmi  si  possa  argomentare  che  il  Bellebuoni  tradusse
da  so  sul  testo  latino,  e  che  le  molte  rassomiglianze  nella
dizione  si  debbano  attribuire  all’  identita  doll’  originale.  Se
non  che  a  pronunciare  un  giudizio  esplicito  sull’  argomento,
bisognerebbe  conoscere  piü  ampiamente  la  seconda  traduzione.

col  farci  saperc  ehe  l’opera  ,fu  conpleta  negli  anni  della  incliarnatione
M.CC.LXXXVII“.  Non  altrimenti  nella  stampa  latina  e  cortamente  ne'
piix  codiei  cosl  dell’  originale  eome  de’  volgarizzamenti  nelle  varie  lingue,
giacche  (ripetiamolo)  le  parole  eitate  formano  parto  integrale  dell’  opera
e  qnindi  nfe  da  copisti  ne,  da  traduttori  potevansi  faeilmente  ommettere.
Il  meglio  si  fe  perö  che  il  Dibdin,  se  non  ha  avuto  un  csemplare  diverse
dal  viennese  (che  non  e  punto  probabile),  ha  letto  male,  giacche  in  quest’
  ultimo  leggesi  chiaramente  ,M.CC.LXXXVII“.
1  Che  la  stampa  del  1481  e  le  due  di  Napoli  non  contengano  che  il  medesimo
  volgarizzamento  non  v’ha  dubbio;  rispetto  alle  altre  due  stampo  poco
note  stimai  di  poter  asseverare  il  medesimo,  fondandomi  sul  silenzio  de'
bibliografi,  i  quali  non  manchcrebbero  d’awertire  il  fatto,  se  l’una  o
l’altra  contenesse  traduzione  diversa.  Il  solo  Del  liusso,  annoverando
nella  prefazione  le  singole  versioni,  dice  che  queste  ,purissime  scritture
del  trecento  sono  diventate  rarissime,  eome  che  or  l’una  or  l’altra  di
loro  sieno  state  poste  quattro  volte  a  stampa“.  E  fondata  quest’  asserzione?
Mi  pare  che  sia  lecito  dubitarne.
            
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