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Full text : Sitzungsberichte / Akademie der Wissenschaften in Wien, Philosophisch-Historische Klasse Sitzungsberichte der Philosophisch-Historischen Classe der Kaiserlichen Akademie der Wissenschaften, Wien, 67. Band, (Jahrgang 1871)

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M  u  b  s  a  f  I  a.

potenticim  ipse  vocatur,  secl  propter  primatum  quem  tenet
in  tenebris.
66,  2  avvegnachc  tu  ebi  vezuto  molte  pene  in  mancha
questa.  Alcuno  forse  dara  a  in  mancha  il  valore  di  meno,  quindi
salvo  e  finalmente  oltrc;  io  per  me  non  dubito  che  anche  qui
non  c’  e  ehe  il  prodotto  di  mala  lettura.  II  prototipo  avra  avuto
innanga  =  innanzi  a;  lat.  ante  istas  poenas.
66,  14  Io  vezo  che  molti  mei  parenti  e  amici  e  conoscenti
e  compagni  che  soleva  gaudere  con  mi  al  mondo.  Il  lat.  ha:
Video  in  hoc  tormento  cognatos  midtos  et  sodales  et  notos,
quos  mecum  in  hoc  saecido  gaudebam  habere  socios.  Oltre  che
l’ultimo  membro  della  fräse  non  e  tradotto  con  molta  fedelta,
il  discorso  intero  sta  in  aria.  Forse  ne  dobbiamo  chiamare  in
colpa  il  traduttore,  ma  fors’  anche  egli  scrisse  io  vezo  qui,  che
facilmente  divenne  chi  e  poi  che,  oppure  il  copista  ommise  le
voci  sono  in  questo  tormento.  Il  latino  continua  poi  dicondo
quorum  hic  consortium  multum  abhorresco,  parole  che  formano
eloquente  antitesi  a  quelle  che  precedono:  in  vita  della  loro
compagnia  godevo,  qui  essa  m’  e  in  orrore.  Il  traduttore  non  ha
capito  uulla  (e  perciö  appunto  pote  corne  abbiamo  veduto  modificare
  il  primo  termine  dell’  antitesi);  egli  scrive:  unde  si
ando  per  ogni  sua  compagnia.  Non  e  agevole  imaginäre  quäl
lezione  mai  egli  avesse  o  credesse  avere  a  se  dinanzi.
67  4  Quel  che  hai  veduto  dechiamoli  inimici  di  Dio,  in
pena,  in  (forse  e  ’n)  carcere;  da  mo  innanzi  tu  si  vederai  li
amici  de  Dio  in  gloria  perpetual.  Il  senso  su  per  gib  s’  intende;
ma  che  e  quel  dechiamoli?  Non  e  altro  a  veder  mio  che  de
chi  a  mo  [si  e]  li.  Sulla  congiunziöne  de  chi  —  fino  vedi  i  miei
Monumenti  antichi,  pag.  18.
70,  10  e  mo  si  xe  conzonti  com  la  compagnia  clegli
anzoli  dice  il  contrario  di  nondum  merentur  sanctorum  consortio
conjungi.
72,  5  e  7  Non  ne  ma  ve  (ue)  deve  leggersi.
73,  15  s’  el  non  fosse  altra  gloria  in  paradiso,  qua  questa
deoerebe  bastcvre.  Il  copista  dovendo  scrivere  questa  sbagliö  e
coininciö  qua;  s’avvide  tosto  dell’  errore  e  ripigliö,  senza  perö
cancellare  il  qua,  che  noi  senza  scrupolo  veruuo  cancelleremo.
74,  1—2  lavora  com  le  tue  meine  quello  clie  tu  magny.
Traduzione  bislacca  di  labores  manurn  tucirum  quia  manducabis.
            
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