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M u s s a f i a
voleva servirsene in un edificio, e per quanti sforzi si facessero, non
poteva adattarsi in verun luogo. — E qui l’astrologo passa a
ehiedere delFinferno.
Eccoci alla fine della nostra enumerazione, non breve eppure
certo ben lontana dall’ essere completa. A noi bastera aver raccoltp
qüel maggior numero di materiali che ci fu possibile e d’averli
disposti in modo ehe ne risultassero sufficientemente chiare le
attinenze vicendevoli delle singole versioni.
Non sarebbe stato senza utilita e diletto il recare i numerosi
passi di scritture volgari in verso ed in prosa del medio-evo, in cui
s’allude alla tradizione dei due legni; ma tra per non allungare
di troppo il lavoro e perche non ci affidavamo che le nostre ricerche
ci dessero risultati sodisfacenti, ne desistemmo. Ci piace perö finire
col ricordare che, secondo l’opinione d’alcuni, anche nel piü grande
dei poeti dell’etä di mezzo v’ha traccie della divulgatissima leggenda.
Intendiamo dire delle terzine 13—20 del XXXII. canto del Purgatorio.
Ed invero la planta dispogliata di fiori e d' altra fronde in ciascun
ramo ricorda vivamente l’albero veduto da Seth, e non appena
s’intenda per il temo del carro la croce, non pare soverchiamente
arrischiato il vedere nelle parole e quel di lei (vedova frasca) a lei
lascid legato una reminiscenza della tradizione, che fin qui ci ha
occupati 6S ).
6S ) Si veda particolarmente il commento di Francesco da Buti, il quäle cita VHistoria
scholastica del Comestore.
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