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Full text : Sitzungsberichte / Akademie der Wissenschaften in Wien, Philosophisch-Historische Klasse Sitzungsberichte der Philosophisch-Historischen Classe der Kaiserlichen Akademie der Wissenschaften, Wien, 55. Band, (Jahrgang 1867)

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M  u  s  s  a  f  i  a

secondo  ciö  che  dice  il  Bartsch  (P.  Vidal,  LXXXVII)  che  un  florilegio
simile  a  quello  del  Ferrari,  cui  vedremo  compreso  nell’  Estense;  al
Griizmacher  non  renne  fatto  di  vedere  questo  manoscritto.  II  codice
che  fu  della  Saibante  di  Verona  i)  credesi  copia  dell'  ottimo  Vaticano
  3232;  se  cosi  e,  ia  perdita  non  ne  e  gran  fatto  deplorabile;  ad
ogni  modo  sarebhe  utile  che  si  facessero  finalmente  alcune  indagini
per  mettere  in  chiaro  ove  sieno  andati  a  celarsi  i  tanti  preziosi  volumi
di  questa  libreria.
Ne  cosi  grande  dovizia  di  codici  si  giacque  negletta.  Nel  Cinquecento ­
  il  Bembo  intese  con  grande  amore  agli  studii  di  provenzale;
avea  raccolto  gran  numero  di  poesie  e  preparata  una  traduzione  delle
Alte  dei  poeti.  Tale  suo  lavoro  non  fu  perö  puhlicato  ed  i  suoi  scritti
sembrano  andati  dispersi.  Da  alcuni  d’essi,  venuti  alle  mani  di  Lodovico
  Beccatelli,  trasse  Antonfrancesco  Doni  la  biografia  e  le  prime
tre  stanze  della  sestina  d’Arnaud  Daniel,  cui  inserl  nella  terza  parte
de’  suoi  Marnii  a ).  Altri  scritti  del  Bembo  furono  posseduti  da  Lodovico
  Castelvetro,  del  pari  molto  addottrinate  in  questi  studii,  in
cui  s’aveva,  nonche  compagno,  maestro  il  suo  concittadino  Giovanni
Maria  Barbieri.  Il  Tiraboschi  rivendicö  dall’  oblio  immeritato  la  memoria ­
  di  quest’  uomo  dottissimo;  nella  Biblioteca  Modenese  (Modena
1781)  ne  dettö  la  vita,  e  dell'  opera  solerte  data  dal  medesimo  allo
studio  della  poesia  del  medio  evo  rese  noto  un  saggio  publicando
(Modena  1790)  il  frammento  rimastoci  dell’  opera  intitolata:  Dell’  origine ­
  della  poesia  rimata.  Dimorato  in  Francia  per  circa  otto  anni,
il  Barbieri  avea  colä  raccolte  poesie  ed  altre  opere  provenzali;  al  suo
ritorno  in  Italia  s’era  accinto  col  Castelvetro  a  tradurre  e  le  poesie
e  le  vite  ed  una  grammatica;  avea  composto  egli  stesso  unagrammatica
  ed  un  vocabolario;  e  ben  sei  tomi  di  rime  provenzali  non  per
anco  tradotte  lasciö  al  figliuolo  Lodovico.  Il  quäle  di  tali  collezioni

rAmbrosiano  e  nel  Riccardiano  trovi  lo  stesso  numero  di  poesie  di  Bertram  de  Born,
che  si  succedono  nel  medesimo  ordine;  nell 1  uno  e  nell’  altro  una  canzone  di  Sordello
  comincia:  an  plus  er  eis,  mancando  1‘iniziale  C;  in  ambidue  non  v’ha  che  tre
stanze  c  mezzo  della  canzone:  Lai  al  comte  mon  segnor  e  cosi  via.
0  Un  codice,  non  cinquc,  come  per  errore  di  starnpa  leggesi  nell*  llistoirc  des  troubadours
  del  Millot  I,  LXXXIII.
3 )  La  prima  edizione  usci  a  Venezia,  1552—1553;  l’ultima  a  Firenze  1863  per  cura
di  Pietro  Fanfani.  Vedi  in  questa  II  170,  ove  in  nota  si  reca  tutta  iutera  Ia  sestina
secondo  la  Iezione  e  con  Ia  traduzione  del  Galvani.
            
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