342
M u s s a f i a
secondo ciö che dice il Bartsch (P. Vidal, LXXXVII) che un florilegio
simile a quello del Ferrari, cui vedremo compreso nell’ Estense; al
Griizmacher non renne fatto di vedere questo manoscritto. II codice
che fu della Saibante di Verona i) credesi copia dell' ottimo Vaticano
3232; se cosi e, ia perdita non ne e gran fatto deplorabile; ad
ogni modo sarebhe utile che si facessero finalmente alcune indagini
per mettere in chiaro ove sieno andati a celarsi i tanti preziosi volumi
di questa libreria.
Ne cosi grande dovizia di codici si giacque negletta. Nel Cinquecento
il Bembo intese con grande amore agli studii di provenzale;
avea raccolto gran numero di poesie e preparata una traduzione delle
Alte dei poeti. Tale suo lavoro non fu perö puhlicato ed i suoi scritti
sembrano andati dispersi. Da alcuni d’essi, venuti alle mani di Lodovico
Beccatelli, trasse Antonfrancesco Doni la biografia e le prime
tre stanze della sestina d’Arnaud Daniel, cui inserl nella terza parte
de’ suoi Marnii a ). Altri scritti del Bembo furono posseduti da Lodovico
Castelvetro, del pari molto addottrinate in questi studii, in
cui s’aveva, nonche compagno, maestro il suo concittadino Giovanni
Maria Barbieri. Il Tiraboschi rivendicö dall’ oblio immeritato la memoria
di quest’ uomo dottissimo; nella Biblioteca Modenese (Modena
1781) ne dettö la vita, e dell' opera solerte data dal medesimo allo
studio della poesia del medio evo rese noto un saggio publicando
(Modena 1790) il frammento rimastoci dell’ opera intitolata: Dell’ origine
della poesia rimata. Dimorato in Francia per circa otto anni,
il Barbieri avea colä raccolte poesie ed altre opere provenzali; al suo
ritorno in Italia s’era accinto col Castelvetro a tradurre e le poesie
e le vite ed una grammatica; avea composto egli stesso unagrammatica
ed un vocabolario; e ben sei tomi di rime provenzali non per
anco tradotte lasciö al figliuolo Lodovico. Il quäle di tali collezioni
rAmbrosiano e nel Riccardiano trovi lo stesso numero di poesie di Bertram de Born,
che si succedono nel medesimo ordine; nell 1 uno e nell’ altro una canzone di Sordello
comincia: an plus er eis, mancando 1‘iniziale C; in ambidue non v’ha che tre
stanze c mezzo della canzone: Lai al comte mon segnor e cosi via.
0 Un codice, non cinquc, come per errore di starnpa leggesi nell* llistoirc des troubadours
del Millot I, LXXXIII.
3 ) La prima edizione usci a Venezia, 1552—1553; l’ultima a Firenze 1863 per cura
di Pietro Fanfani. Vedi in questa II 170, ove in nota si reca tutta iutera Ia sestina
secondo la Iezione e con Ia traduzione del Galvani.