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B o I z a
impazienza, il momento in cui, morto il padre, sarä egli 1'aiTotino.
Quanti, pur troppo! ne perversi, cantano sordamente in cuore questa
canzone!
21). La graziosa canzonetta ha la sua morale. II ciabattino, dopo
aver sfogata la sua collera, canta a ventre vuoto: vuol dire ehe
coli’ aver ammazzato il micio, non ha ricuperato la minestra.
26. Questa poesietta, va a buon diritto tra Ie popolari non
ostante l’ornata sua veste, perche e da gran tempo proprietä della
parte piü civile del popolo, nella cui bocca vive benche non sia mai
stata stampata.
27. Fra le canzoni in dialetto piemontese pubblieate dal Nigra
nella Rivista contemporanea e nel fase, di Gennajo del 1861 il Corsaro,
del quäle vogliamo qui riferire la prima metä.
„0 marinar de la marina,
Oh: cante-me d’üna canson.“
(su la fior de l’acua
sn la fior del mar.)
— Monte, bela, sü la mia barca,
La canson mi la canterö. —
Quand la bela l’e stajta in barea,
Bel marinar s’biita a cante.
L’lian navigä pi d’ sinesent mia
Sempre cantand cüla canson.
Cuand la canson l’e sta fürnia
La bela a cä n’in völ torne.
— Sei giä lontan pi d’sincsent mia.
Sei giä lontan da vostra cä. —
„Cosa dirä la mama mia
Che na sto tant a ritorne?“
— Pense pa pi a la vostra mama
Ob! pense, bela, al marinar.
Sa n’in ven la mesa-noiteja,
N’in ven l’ora d’ande a dormi. —
Per quanto le due canzoni possano a primo aspetto sembrare
differenti, e tra di esse un parallelismo, il quäle ben prova che sono
della stessa (ämiglia, e verisimilmente dello stesso tempo.