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5. Chi pronunzia queste parole, battendo fortemente sulla sillaba
accentata, fa, ad ognuna d’esse, un buco in nn foglio de carta ehe gli
sta inanzi, traforandolo con uno spillone; poi si contano i huchi, e
non senza merayiglia degli spettatori, si trova che sono proprio sedici.
6. Questo scherzo e un’ altra forma del precedente. I buchi si
fanno come e indicato dai numeri sovrapposti.
7. Ricorda il saluto di Fausto a Margherita, che il Guerrier
cosi tradusse:
E troppo ardir, mia signorina bella,
Offrirvi il braceio, e farvi compagnia?
8. I fanciulli, anche in tenera eta, sono avidi di storielle, e ein
ne ha cura non e sempre in grado di appagare la loro insaziabile
curiosita. Lo scherzo, che qui riportiamo, serve a deluderli per
qualche tempo, e consiste in ciö che, rispondendo il fanciullo di si,
si ricomincia. — Nelle provincie Venete la dicono cosi:
La storia de Sior Intento,
Che dura molto tempo,
Clie mai no se destriga:
Vole che ve la diga?
9. Nuvole a pecorelle,
Acquä a catinelle.
10. Marzo aseiutto,
Grano dappertutto.
11. L’agone lariense (cyprinus lariemis), al quäle si riferiscono
questi versi e i seguenti, e di carni squisitissime, e la sua pesca
e faceenda di grande importanza.
12. 1. In un coniponimenlo attrihuito a Lucrezia de’ Medici si
leggono questi due versi:
Pezze, fasce, ne mantello
Non ha’l Signor de’ Signori.
2. La Madre di Dio che piange (la Maire de Diou plouro)
occorre spesso nelle canzoni sacre proverizali.
3. La chiusa e la formola con cui finiscono molte ouresons:
Qu’ aquest sant oureson saurie,
Et tres fes doou jour lou dirie,
Quand senso counfessioun mourie,
Au Paradis anarie.