Über eine ital. metr. Darstellung der CrescentiasageJ.
eil
Non t’ aricorda cjuel me prometesti
E al mio signor quando volse partire?
E questo el men'to adonqua ehe dizesti
360 Che ohediente seresti al mio servire?
Pärtite qninzi e fa che piui non resti;
Che ben me laserei prima morire
Et arder tuta e poi butar al vento
Ch’io consentisse mai tal falimento.“
363 Come Glifet la trovö si constante,
Gran dolor ave al cuor e gran desdegno;
Ma poi che piui non val luxenge tante,
Che [viel piü ferma 1’ e cha pietra o legno,
Dize: „Convieme [ora] provar piü ayante,
370 S'io doyesse esser schaziato de lo regno.“
E in piedi salta (come el libro sona)
E slanzar si se volse con la persona.
Quando la dona vide el desconzo ato 36'
Del suo nepote, ehe e tanto felone,
373 Forte temete e si li f/espiaze el fa!o;
Ma pensa ad inganar sua opinione.
Sol per fuzir da lui a questo trato,
Sotilmente comenzö questo sermone,
Dizendo a lui: „Glifet, lasame stare,
3S0 Un poclio aseolta quelo te vo’ parlare.“
Disse la donna con molto sapere:
„Cliaro nepote, se po* in algun modo
Questa tua volia e rahia rimanere!“
E lui respoxe: „Non“ eon parlar sodo
383 „Se tu non vuoi [or] me pazo yedere
0 la morte mi tolese ove mi rodo.
Ben so ch’io falo e [fo] contra ogni honore,
Ma non posso ritrar el cuor che muore.“
Et ela disse: „Da poi che pur couviene,
390 Faziamo adonque si che sia zelato,
357 quel che prom. ? 358 Al m. s. quand’ ei v. p. 365 la trova.
sc. dov. ess. del r. ? 372 E slaneiare si vuoi. 378 Com. sott, esto serm.
ch’i’ yo 3 ? 382 Vielleicht Yedi, nipote, se puo. 386?
370 S’io
380 quel