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M u s s a f i a
che individuali del copista, e quindi tali che se anche alcun d' essi si
riscontra in altri mänoscritti non e da trarne veruna conseguenza,
errori di simil fatta, dico, li avrei potuto passare sotto silenzio; ma
preferii peccare nel piii che nel meno; tanto piü che feci la dovuta
distinzione fra le buone ed utili varianti e gli svarioni dei copisti; e gli
Ultimi, che ad altro non servono se non allo scopo indicato, confinai a
pie’di pagina. Inutile sarebhe perö stato registrare tutte le varietä
concernenti 1' ortografia e la forma grammaticale delle voci. Giacche
riguardo a queste particolarita io credo che il maggior numero de'codici,
scritti da uomini poco istrutti, nati nelle varie provincie d’ Italia,
talvolta stranieri, non possa essere di ajuto veruno; quando si sarit
determinato quali sieno i piü antichi e piü autorevoli rappresentanti
delle singole famiglie, ei bisognera per questo rispetto attenersi unicamente
a quei codici che dieno chiari indizii d' essere stati scritti
da Toscani, ed ajutarsi dello studio di documenti storici contemporanei
o dello stesso secolo almeno e di tutti quegli altri sussidii che
facciano all' uopo. Che la forma in cui ora leggiamo la D. C. sia
alquanto rammodernata, e perö non esattamente eguale a quella in cui
essa ci si presenterebbe, se ne possedessimo V autografo, parmi fuori
di dubbio; e la eritica dovra usare molto line accorgimento e far
molte sottili ricerche per riavvicinarsi anche da questo lato alla forma
primitiva. Le edizioni destinate al maggior numero dei lettori potranno
continuare a valersi dell' ortografia moderna, e dei risultamenti della
critica faranno lor pro soltanto per ciö che spetta alla scelta delle
lezioni; ma un’edizione critica, che si rivolgera agli scienziati, ai
fdologi, non potra a meno d'aver riguardo altresi alle minutezze
ortografiche, e di cercare anche rispetto ad esse di dilungarsi meno
che sia possibile dalla verita, che e quel fine a cui ogni investigazione
scientifica deve tendere incessantemente.
Ritornando ora ai miei codici, incomincio dal darne breve decrizione.
II codice della biblioteca di Vienna (V), detto Eugeniano,
perche appartenne un di al principe Eugenio di Savoja, e ora registrato
al numero 2600 dei codici della Palatina. Esso e in pergamena;
consta di 181 fogli in folio minore; fu scritto in sul dichinare
del secolo XIV 0 o per avventura in sul principio del seguente. La
prima pagina ha oltre ad un grande disegno a penna, che forma la
iniziale del primo canto, un’ effigie del poeta. Le iniziali de' singoli