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dicliiarato da alcuni die il lavoro e finiio, che s’e ottenulo quello cui
s’aspirava, io non esito a credere che l’illustre editore sara stato il
primo a contraddire a tale asserzione, e ch'ei molto si dorrebbe se gli
studiosi volessero arrestarsi all' opera sua, e non cercassero piuttosto
di continuarla, battendo la stessa via. I codici consultati dal Witte
vanno, non v'ha dubbio, fra i migliori; ma non e certo (e secondo me
nemmeno probabile) che spettino ciaseuno ad una diversa famiglia, ne
che in quelle a cui appartengono abbiano il primo luogo; la critica
non puo adunque riconoscere nella nuova edizione che un primo utilissimo
tentativo di nulla accettare nel testo che non si fondi sull’autorita
dei codici, e di porre sotto agli occhi degli studiosi 1" intero
apparato critico, cosicche essi possanno pienamente conoscere e
giudicare il modo d'operare dell’ editore. Giacche questo e il principale
dil'etto di quasi tutti i numerosi lavori di critica che (in qui si
fecero sul testo della D. C.: anzi tutto, il non essersi esaminati i codici
per intero, ma solo rispetto ad un certo numero di singoli passi; poi,
il non aver le piü volte indicato quali sieno i codici che contengono
le varianti raccolte. Gioverebbe adunque ora, che il principio s’e latto,
procedere alacremente, ed esaminare da un capo all' altro il maggior
numero possibile di manoscritti, e darne relazione esatta e completa,
cosicche a mano a mano riesca metterne in cliiaro la vicendevole relazione
e ridurre a pochi capi 1’ esuberante loro quantitä. Sarebbe
vivamente da desiderare che a tale lavoro s'accingesse alcuno de’tanti
valenti filologi d'Italia; che solo a clii possa a suo agio studiare i
codici della penisola, e precipuamente di Firenze e di Roma, riuscira
mandare innanzi d’un grande tratto la bisogna. Frattanto sia lecito a
chi ha scarsi sussidii critici a sua disposizione trarre profitto di questi
e debolmente contribuire a quell’impresa, che tosto o tardi dovra pure
venir condotta a termine. L’ esame di uno, di due, di dieci codici presi
a caso non puo, ripetiamolo, condurre a verun risultamento decisivo;
ma esso e indispensabile a ottenere 1’ultimo intento. Studii come questo
ch’io offro al critico l’uturo, hanno da se un’importanza tenue: non
sono che tante pietre, oiule s'erigcrä l’edifizio; anelli d’una grande
catena; ma al lavoro finale, decisivo e l’orza che vadano innanzi i
parziali, modesti e pazienti; ed e perciö che io fermai meco stesso di
cooperare per quanto e da me all’ utile impresa col far conoscere
alcuni di quei codici che si conservano nelle varie biblioteche della
Germania. Incomincio ora coi due di Vienna e di Stocearda, stretfa-